Costantino Boffa, parlamentare sannita del PD,ha dichiarato: "Prendo atto che nelle dichiarazioni di Berlusconi sono riaffermate alcune infrastrutture per noi strategiche".
Il riferimento, ovviamente, è all'Alta Capacità ferroviaria Napoli-Bari ed al raddoppio della "Telesina" Benevento-Caianello, citate (o meglio sarebbe dire "vendute" come in una telepromozione in perfetto stile Aiazzone) da Berlusconi insieme all'autostrada SA - RC.
Mi chiedo e chiedo all'on. Boffa: ma lei crede ancora a Babbo Natale?
Non trova che nelle parole del Presidente del Consiglio ci siano evidenti tracce di "captatio benevolentiae"?
E poi, non trova che il Presidente del Consiglio ami fare "'o valluzziell' 'ncopp' 'a munnezza" ovvero gli piaccia da morire parlare dei lavori lasciati incompiuti dalla sinistra per potersene poi appropriare?
Gentile on. Boffa, meglio avrebbe fatto a contestare parola per parola le parole di Berlusconi chiarendo che di quei lavori si è visto sì l'inizio ma la fine è ben lontana da venire!!!
giovedì 30 settembre 2010
mercoledì 29 settembre 2010
La pericolosa deriva berlusconiana del Sindaco di San Giorgio del Sannio, Giorgio Nardone
Tanto rumore per nulla, troppo rumore per nulla…
La tanto attesa spallata a Berlusconi non c’è stata, anzi la campagna acquisti da un lato e l’inconsistente, come al solito, opposizione della sinistra dall’altro, rendono il PdL ancora più consapevole della natura del proprio “potere”.
E intanto l’Italia continua a galleggiare in una crisi economica che, secondo i dati Istat (studio del 2009 «Principali aggregati dei conti economici regionali») ha portato il Pil (ovvero il valore complessivo dei beni e servizi prodotti in Italia nell’arco dell’anno) a ridursi del 6% nel Nord-Ovest, del 5,6% nel Nord-Est, del 3,9% nel Centro e del 4,3% nel Sud, a fronte di un valore nazionale pari a -5%.
L’Italia continua a galleggiare in una realtà culturale totalmente disgregata, con una scuola che si sgretola quotidianamente sotto i colpi della Riforma Gelmini-Tremonti, una scuola che taglia i posti per gli insegnanti di sostegno e che invita, attraverso alcuni Assessori all’Istruzione e professori di Conservatorio (secondo me totalmente fuori di senno) a cacciare fuori i disabili dalle classi, ma poi sperimenta in Lombardia il programma "Allenati per la vita" tra le cui materie di insegnamento troviamo "cultura militare", "armi e tiro", "sopravvivenza in ambienti ostili", "difesa nucleare, batteriologica e chimica".
L’Italia continua a galleggiare in una realtà sociale che è fatta di mogli e figli omicidi e patricidi per denaro, dei centri di identificazione per immigrati che sono i lager del XXI secolo, delle forze dell’ordine che caricano i cittadini che non vogliono le discariche sul Parco del Vesuvio, dell’usura che è aumentata in Italia del 109,6% e mette a rischio 1.920.000 famiglie e 1.660.000 piccoli imprenditori (dati diffusi da Contribuenti.it), della corruzione a tutti i livelli, per non parlare poi dei dati sull’alcolismo e sulla diffusione delle droghe tra i giovani, del sesso a pagamento per potersi pagare la bella vita, del bullismo, dell’omofobia.
Questa è l’Italia del 2010 e ancora i nostri politici, di destra e di sinistra, stanno a parlare di una casa a Montecarlo!
Se questa è l’attenzione rivolta al paese da parte dei nostri politici ed amministratori a livello nazionale, figuriamoci quella dei politici ed amministratori delle piccole realtà locali: in molti casi poco più che nulla!
E’ questa l’Italia che i Padri Costituenti auspicavano?
E’ questa l’azione politica ipotizzata dai Costituenti e desiderata dai cittadini?
Mi sembra di aver capito che con la democrazia delegata i nostri politici ed amministratori, a tutti i livelli, dovrebbero, nella loro azione quotidiana all’interno delle istituzioni, portare avanti le legittime aspettative dei cittadini dando loro conto, ogni tanto, del proprio operato.
Ma questa è una buona abitudine ormai desueta, anche se è possibile annoverare per il passato il positivo esempio dato dal deputato Carmine Nardone, il quale era solito, alla fine di ogni anno del suo mandato, riunire i suoi elettori e, con montagne di carte alla mano, dare loro conto di quanto aveva fatto per portare all’attenzione nazionale le necessità del Sannio da loro segnalate nei vari incontri sul territorio.
Quello che accade in questi giorni, invece, è praticamente il contrario: il sindaco di San Giorgio del Sannio, l’omonimo Nardone Giorgio (sfortunatamente non tutti i Nardone sono uguali!), sollecitato sui più disparati temi di interesse collettivo (legalità, rifiuti, sicurezza stradale, politiche sociali, legame col territorio) e dalle più svariate categorie sociali (dai consiglieri di minoranza alle associazioni, ai comitati e ai semplici cittadini) non ha mai sentito l’esigenza non dico di rendere conto ma almeno di interfacciarsi con la cittadinanza.
In fondo, il Sindaco Nardone dovrebbe, tenendo presenti i principi basilari della democrazia, accettare, in generale, il contraddittorio costruttivo ed, in ogni caso, dare risposte ai cittadini che, come me, ahimè, lo votarono delegandolo a rappresentarli.
Invece, nonostante le ripetute sollecitazioni da me fatte nella duplice veste di cittadina e di Responsabile della Rete Rose Rosse Campania nonché del Presidio di Legalità e Giustizia R. R. R. di San Giorgio del Sannio, sia attraverso interpellanze dirette sia a mezzo stampa, ha sempre ritenuto di non dare alcuna risposta né spiegazione
Se così è, e Giorgio Nardone ritiene, per supponenza o per altre motivazioni incomprensibili di non doverle dare queste spiegazioni, è evidente che siamo di fronte ad una pericolosa sterzata da parte del sindaco verso il berlusconismo autoreferenziale, non essendo ammesso alcun tipo di contraddittorio rispetto al pensiero e all’operato del primo cittadino.
Lo invito pertanto, con queste mie righe, a rivedere le sue posizioni nei rapporti con i cittadini e con l’associazionismo di ogni genere, poiché il suo silenzio assordante ci porterà inevitabilmente a considerarlo un “avversario” nelle prossime elezioni amministrative di primavera, con l’inevitabile danno in termini di consensi che egli stesso sta producendo per la nostra comune parte politica, la sinistra.
La tanto attesa spallata a Berlusconi non c’è stata, anzi la campagna acquisti da un lato e l’inconsistente, come al solito, opposizione della sinistra dall’altro, rendono il PdL ancora più consapevole della natura del proprio “potere”.
E intanto l’Italia continua a galleggiare in una crisi economica che, secondo i dati Istat (studio del 2009 «Principali aggregati dei conti economici regionali») ha portato il Pil (ovvero il valore complessivo dei beni e servizi prodotti in Italia nell’arco dell’anno) a ridursi del 6% nel Nord-Ovest, del 5,6% nel Nord-Est, del 3,9% nel Centro e del 4,3% nel Sud, a fronte di un valore nazionale pari a -5%.
L’Italia continua a galleggiare in una realtà culturale totalmente disgregata, con una scuola che si sgretola quotidianamente sotto i colpi della Riforma Gelmini-Tremonti, una scuola che taglia i posti per gli insegnanti di sostegno e che invita, attraverso alcuni Assessori all’Istruzione e professori di Conservatorio (secondo me totalmente fuori di senno) a cacciare fuori i disabili dalle classi, ma poi sperimenta in Lombardia il programma "Allenati per la vita" tra le cui materie di insegnamento troviamo "cultura militare", "armi e tiro", "sopravvivenza in ambienti ostili", "difesa nucleare, batteriologica e chimica".
L’Italia continua a galleggiare in una realtà sociale che è fatta di mogli e figli omicidi e patricidi per denaro, dei centri di identificazione per immigrati che sono i lager del XXI secolo, delle forze dell’ordine che caricano i cittadini che non vogliono le discariche sul Parco del Vesuvio, dell’usura che è aumentata in Italia del 109,6% e mette a rischio 1.920.000 famiglie e 1.660.000 piccoli imprenditori (dati diffusi da Contribuenti.it), della corruzione a tutti i livelli, per non parlare poi dei dati sull’alcolismo e sulla diffusione delle droghe tra i giovani, del sesso a pagamento per potersi pagare la bella vita, del bullismo, dell’omofobia.
Questa è l’Italia del 2010 e ancora i nostri politici, di destra e di sinistra, stanno a parlare di una casa a Montecarlo!
Se questa è l’attenzione rivolta al paese da parte dei nostri politici ed amministratori a livello nazionale, figuriamoci quella dei politici ed amministratori delle piccole realtà locali: in molti casi poco più che nulla!
E’ questa l’Italia che i Padri Costituenti auspicavano?
E’ questa l’azione politica ipotizzata dai Costituenti e desiderata dai cittadini?
Mi sembra di aver capito che con la democrazia delegata i nostri politici ed amministratori, a tutti i livelli, dovrebbero, nella loro azione quotidiana all’interno delle istituzioni, portare avanti le legittime aspettative dei cittadini dando loro conto, ogni tanto, del proprio operato.
Ma questa è una buona abitudine ormai desueta, anche se è possibile annoverare per il passato il positivo esempio dato dal deputato Carmine Nardone, il quale era solito, alla fine di ogni anno del suo mandato, riunire i suoi elettori e, con montagne di carte alla mano, dare loro conto di quanto aveva fatto per portare all’attenzione nazionale le necessità del Sannio da loro segnalate nei vari incontri sul territorio.
Quello che accade in questi giorni, invece, è praticamente il contrario: il sindaco di San Giorgio del Sannio, l’omonimo Nardone Giorgio (sfortunatamente non tutti i Nardone sono uguali!), sollecitato sui più disparati temi di interesse collettivo (legalità, rifiuti, sicurezza stradale, politiche sociali, legame col territorio) e dalle più svariate categorie sociali (dai consiglieri di minoranza alle associazioni, ai comitati e ai semplici cittadini) non ha mai sentito l’esigenza non dico di rendere conto ma almeno di interfacciarsi con la cittadinanza.
In fondo, il Sindaco Nardone dovrebbe, tenendo presenti i principi basilari della democrazia, accettare, in generale, il contraddittorio costruttivo ed, in ogni caso, dare risposte ai cittadini che, come me, ahimè, lo votarono delegandolo a rappresentarli.Invece, nonostante le ripetute sollecitazioni da me fatte nella duplice veste di cittadina e di Responsabile della Rete Rose Rosse Campania nonché del Presidio di Legalità e Giustizia R. R. R. di San Giorgio del Sannio, sia attraverso interpellanze dirette sia a mezzo stampa, ha sempre ritenuto di non dare alcuna risposta né spiegazione
Se così è, e Giorgio Nardone ritiene, per supponenza o per altre motivazioni incomprensibili di non doverle dare queste spiegazioni, è evidente che siamo di fronte ad una pericolosa sterzata da parte del sindaco verso il berlusconismo autoreferenziale, non essendo ammesso alcun tipo di contraddittorio rispetto al pensiero e all’operato del primo cittadino.
Lo invito pertanto, con queste mie righe, a rivedere le sue posizioni nei rapporti con i cittadini e con l’associazionismo di ogni genere, poiché il suo silenzio assordante ci porterà inevitabilmente a considerarlo un “avversario” nelle prossime elezioni amministrative di primavera, con l’inevitabile danno in termini di consensi che egli stesso sta producendo per la nostra comune parte politica, la sinistra.
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San giorgio del Sannio
martedì 28 settembre 2010
Fincantieri fa retromatrcia: Castellammare non chiude
(da La Repubblica Napoli 28 settembre 2010)
La Fincantieri di Castellammare non chiuderà. La notizia arriva nel pomeriggio di ieri, dopo l'incontro a Roma tra sindacati Fiom, Fim e Uilm e l'amministratore delegato Giuseppe Bono a Roma. Scongiurata la chiusura dei due cantieri di Castellammare e di Riva Trigoso in Liguria, fatti salvi i posti di lavoro. Gli operai di Stabia tirano un sospiro di sollievo. Ma la tensione resta alta, perché oltre alla rassicurazione sulla chiusura, dalle alte sfere non arrivato nessun programma per il cantiere. Tutto è rimandato alla metà di ottobre, data del prossimo incontro tra la direzione di Fincantieri e i sindacati, dove si discuterà delle mosse da intraprendere.
L'accordo è scritto nero su bianco nel verbale redatto alla fine della riunione. "L'azienda, sottolineando che la crisi è ancora molto pesante - si legge nel documento - riconferma la validità degli accordi sottoscritti circa il mantenimento dei siti produttivi e dei relativi livelli occupazionali, utilizzando per sopperire agli scarichi gli strumenti congiunturali previsti dall'attuale normativa".
La direzione di Fincantieri fa marcia indietro, dunque. Mette le lancette indietro di nove mesi e riconferma l'accordo datato 18 dicembre 2009 firmato con l'allora ministro del Lavoro Claudio Scajola. In quel documento il governo, dietro l'impegno di commesse pubbliche e nuovi investimenti da fornire all'azienda, aveva ottenuto la salvaguardia degli otto cantieri e dei posti di lavoro, Castellammare inclusa. Nessuna delle promesse è stata mantenuta e l'azienda ha redatto un piano durissimo fatto di tagli e ridimensionamenti, anticipato da "Repubblica", a cui sono seguite le proteste dei lavoratori e dei sindacati. Proprio il clima degli ultimi giorni ha imposto una presa di posizione netta dell'azienda. Confermando l'esistenza del documento preparato a luglio per l'azionista ma spiegando che in realtà non era diretto al pubblico, l'ad Bono ha assicurato comunque che quel piano non verrà applicato.
Si riparte dal passato, dunque. Un passo avanti verso la trattativa. Che però resta incerta. L'ad Bono durante l'incontro ha annunciato un aumento progressivo della cassa integrazione che dalle 750 unità passerà a 3200.
I sindacati plaudono all'accordo ma confermano comunque lo sciopero del 1 ottobre. Un segnale che svela ancora una prospettiva incerta. "La Fim di Napoli apprezza le dichiarazioni dell'ad Bono - afferma il segretario generale della Fim Cisl Napoli, Giuseppe Terracciano - il verbale sottoscritto è sicuramente un buon inizio per delineare le prospettive industriali ed occupazionali del cantiere di Castellammare ma esse devono essere accompagnate da una missione produttiva per la prospettiva". Richiama l'intervento del governo e della Regione, Anna Rea, segretario generale Uil Campania: "È una prima positiva risposta la conferma degli impegni di Fincantieri, adesso la parola passa al governo nazionale e alle istituzioni locali. Adesso tocca al governo mantenere gli impegni presi nel 2009, mentre sono sicura che il presidente Stefano Caldoro avvierà da subito ciò che è necessario per rendere concreta la costruzione del bacino di carenaggio".
Chiede l'attenzione del governo anche la senatrice del Pd Teresa Armato: "Prendiamo atto positivamente dell'impegno assunto da Fincantieri ma ora il governo non può più stare a guardare". Intanto, tra gli operai, nonostante la soddisfazione per la buona notizia, regna l'incertezza. "Volevamo che Bono ritirasse il piano industriale - dice l'rsu Peppe Giovedì - siamo contenti che sia tornato sui suoi passi. Ma siamo senza prospettive. Come andremo avanti senza commesse?"
La Fincantieri di Castellammare non chiuderà. La notizia arriva nel pomeriggio di ieri, dopo l'incontro a Roma tra sindacati Fiom, Fim e Uilm e l'amministratore delegato Giuseppe Bono a Roma. Scongiurata la chiusura dei due cantieri di Castellammare e di Riva Trigoso in Liguria, fatti salvi i posti di lavoro. Gli operai di Stabia tirano un sospiro di sollievo. Ma la tensione resta alta, perché oltre alla rassicurazione sulla chiusura, dalle alte sfere non arrivato nessun programma per il cantiere. Tutto è rimandato alla metà di ottobre, data del prossimo incontro tra la direzione di Fincantieri e i sindacati, dove si discuterà delle mosse da intraprendere.
L'accordo è scritto nero su bianco nel verbale redatto alla fine della riunione. "L'azienda, sottolineando che la crisi è ancora molto pesante - si legge nel documento - riconferma la validità degli accordi sottoscritti circa il mantenimento dei siti produttivi e dei relativi livelli occupazionali, utilizzando per sopperire agli scarichi gli strumenti congiunturali previsti dall'attuale normativa".
La direzione di Fincantieri fa marcia indietro, dunque. Mette le lancette indietro di nove mesi e riconferma l'accordo datato 18 dicembre 2009 firmato con l'allora ministro del Lavoro Claudio Scajola. In quel documento il governo, dietro l'impegno di commesse pubbliche e nuovi investimenti da fornire all'azienda, aveva ottenuto la salvaguardia degli otto cantieri e dei posti di lavoro, Castellammare inclusa. Nessuna delle promesse è stata mantenuta e l'azienda ha redatto un piano durissimo fatto di tagli e ridimensionamenti, anticipato da "Repubblica", a cui sono seguite le proteste dei lavoratori e dei sindacati. Proprio il clima degli ultimi giorni ha imposto una presa di posizione netta dell'azienda. Confermando l'esistenza del documento preparato a luglio per l'azionista ma spiegando che in realtà non era diretto al pubblico, l'ad Bono ha assicurato comunque che quel piano non verrà applicato.
Si riparte dal passato, dunque. Un passo avanti verso la trattativa. Che però resta incerta. L'ad Bono durante l'incontro ha annunciato un aumento progressivo della cassa integrazione che dalle 750 unità passerà a 3200.
I sindacati plaudono all'accordo ma confermano comunque lo sciopero del 1 ottobre. Un segnale che svela ancora una prospettiva incerta. "La Fim di Napoli apprezza le dichiarazioni dell'ad Bono - afferma il segretario generale della Fim Cisl Napoli, Giuseppe Terracciano - il verbale sottoscritto è sicuramente un buon inizio per delineare le prospettive industriali ed occupazionali del cantiere di Castellammare ma esse devono essere accompagnate da una missione produttiva per la prospettiva". Richiama l'intervento del governo e della Regione, Anna Rea, segretario generale Uil Campania: "È una prima positiva risposta la conferma degli impegni di Fincantieri, adesso la parola passa al governo nazionale e alle istituzioni locali. Adesso tocca al governo mantenere gli impegni presi nel 2009, mentre sono sicura che il presidente Stefano Caldoro avvierà da subito ciò che è necessario per rendere concreta la costruzione del bacino di carenaggio".
Chiede l'attenzione del governo anche la senatrice del Pd Teresa Armato: "Prendiamo atto positivamente dell'impegno assunto da Fincantieri ma ora il governo non può più stare a guardare". Intanto, tra gli operai, nonostante la soddisfazione per la buona notizia, regna l'incertezza. "Volevamo che Bono ritirasse il piano industriale - dice l'rsu Peppe Giovedì - siamo contenti che sia tornato sui suoi passi. Ma siamo senza prospettive. Come andremo avanti senza commesse?"
lunedì 27 settembre 2010
La mia risposta a Giovanni Muccio, presidente del Movimento politico "Guerriero Sannita"
Gentile Giovanni,
ho letto con piacere la sua nota relativa al Monumento al Guerriero Sannita recentemente inaugurato a San Giorgio del Sannio.
Il suo apprezzamento nei confronti delle mie considerazioni storico-sociali sui Sanniti in genere e sulla figura del cosiddetto Guerriero Sannita mi hanno riempita di soddisfazione e mi hanno dimostrato, ancora una volta, come per alcuni mestieranti della politica, sia, ahimè, troppo facile strumentalizzare un simbolo del passato storico comune ed utilizzarlo per fini di vanagloria personale mentre non è altrettanto facile, per chi ha valori di riferimento molto alti come l'attenzione reale e concreta alla comunità e al bene comune, far comprendere a questi politici ed amministratori da dove veniamo e dove è bene che andiamo come popolo e come società organizzata!
La ringrazio, pertanto, del suo intervento e dell'invito da lei rivolto all'Amministrazione Comunale di San Giorgio del Sannio a tenere in debita considerazione le mie osservazioni.
Inoltre, in virtù della profonda comunanza di valori e di temi che caratterizzano il dibattito e l'azione dei nostri rispettivi movimenti, la invito a considerare la possibilità di incontarci per un gemellaggio che veda i nostri rispettivi territori e movimenti protagonisti di incontri e di approfondimenti sociali e politici sui temi della legalità, della democrazia e dello sviluppo dei nostri territori.
ho letto con piacere la sua nota relativa al Monumento al Guerriero Sannita recentemente inaugurato a San Giorgio del Sannio.
Il suo apprezzamento nei confronti delle mie considerazioni storico-sociali sui Sanniti in genere e sulla figura del cosiddetto Guerriero Sannita mi hanno riempita di soddisfazione e mi hanno dimostrato, ancora una volta, come per alcuni mestieranti della politica, sia, ahimè, troppo facile strumentalizzare un simbolo del passato storico comune ed utilizzarlo per fini di vanagloria personale mentre non è altrettanto facile, per chi ha valori di riferimento molto alti come l'attenzione reale e concreta alla comunità e al bene comune, far comprendere a questi politici ed amministratori da dove veniamo e dove è bene che andiamo come popolo e come società organizzata!
La ringrazio, pertanto, del suo intervento e dell'invito da lei rivolto all'Amministrazione Comunale di San Giorgio del Sannio a tenere in debita considerazione le mie osservazioni.
Inoltre, in virtù della profonda comunanza di valori e di temi che caratterizzano il dibattito e l'azione dei nostri rispettivi movimenti, la invito a considerare la possibilità di incontarci per un gemellaggio che veda i nostri rispettivi territori e movimenti protagonisti di incontri e di approfondimenti sociali e politici sui temi della legalità, della democrazia e dello sviluppo dei nostri territori.
Il Movimento politico "Guerriero Sannita" concorda con me:la democrazia viene prima della combattività!
Sulla vicenda del Monumento al "Guerriero Sannita", posizionato all'ingresso di San Giorgio del Sannio, interviene, con una nota, anche Giovanni Muccio, presidente regionale del "Guerriero Sannita", un Movimento politico che porta lo stesso nome della scultura.
"Va dato atto all'Amministrazione comunale - scrive - del positivo gesto, alla realizzazione di un importante opera che rappresenta la nostra storia e le nostre radici.
In verità, il Movimento Politico del Guerriero Sannita, per quanto concerne l'epigrafe, si trova d'accordo con quanto detto da Elvira Santaniello.
Infatti, la caratteristica che salta più all'occhio nell'assetto sociale, politico ed economico dei Sanniti, prima della fierezza e della combattività, è il grande senso della comunità e della democrazia.
Ora, non voglio riportare per intero ciò che Santaniello ha brillantemente disquisito in merito e che trova il Movimento Politico del Guerriero Sannita sulle stesse posizioni, il nostro intervento è rivolto al sindaco affinché intervenga rivedendo eventualmente a riformulare, con termini più appropriati, l'epigrafe al Monumento, tenendo in debita considerazione l'intervento della Santaniello".
"Va dato atto all'Amministrazione comunale - scrive - del positivo gesto, alla realizzazione di un importante opera che rappresenta la nostra storia e le nostre radici.In verità, il Movimento Politico del Guerriero Sannita, per quanto concerne l'epigrafe, si trova d'accordo con quanto detto da Elvira Santaniello.
Infatti, la caratteristica che salta più all'occhio nell'assetto sociale, politico ed economico dei Sanniti, prima della fierezza e della combattività, è il grande senso della comunità e della democrazia.
Ora, non voglio riportare per intero ciò che Santaniello ha brillantemente disquisito in merito e che trova il Movimento Politico del Guerriero Sannita sulle stesse posizioni, il nostro intervento è rivolto al sindaco affinché intervenga rivedendo eventualmente a riformulare, con termini più appropriati, l'epigrafe al Monumento, tenendo in debita considerazione l'intervento della Santaniello".
sabato 25 settembre 2010
Il Monumento al Guerriero Sannita: un'allegoria autocelebrativa del Sindaco e nulla più!!!
La lettura dei molteplici interventi sulla stampa relativi alla statua del Guerriero Sannita (dalle parole del sindaco durante l’inaugurazione, alle successive prese di posizione di una parte della minoranza prima e del consigliere Di Biase poi, di Don Maurizio Sperandeo, parroco della Chiesa di San Giorgio Martire, e di Lorenzo Lommano leader della Lega Sannita) mi impone di rendere noto, come Responsabile Campania Rete Rose Rosse nonché appassionata cultrice della storia antica e dell’archeologia, il mio totale dissenso alla collocazione della statua e di fare alcune considerazioni di carattere storico, sociale e politico.
La prima considerazione è relativa all’epigrafe posta sul basamento della statua: “A rammentare la civiltà di un popolo fiero e combattivo eroicamente proteso a costruire la propria dignità e a lottare per la libertà rievocandone gesta, splendori e tradizioni, con l'anelito verso un futuro sempre più rasserenante e armonioso a futura memoria il Sindaco e l'Amministrazione comunale posero.”
Per sfortuna del sindaco e dell’Amministrazione comunale, le mie competenze storico – artistico – archeologiche (sono laureata in lettere classiche con indirizzo archeologico e per anni mi sono occupata di beni culturali) mi inducono ad affermare che il suddetto testo è difficilmente condivisibile.
Infatti, la caratteristica che salta più all’occhio nell’assetto sociale, politico ed economico dei Sanniti, prima della fierezza e della combattività, è il grande senso della comunità e della democrazia.
Nella società sannita non esistevano i grandi ricchi da un lato e i poveri dall’altro, vi era, al contrario, la cultura della suddivisione dei beni: le ricchezze dei possidenti venivano ripartite tra tutta la popolazione, e tutto ciò ha indotto gli storici ad indicare il senso della comunità, al di là degli individualismi dei singoli, come caratteristica fondamentale della popolazione sannita. A ciò si deve aggiungere l’assenza nella società sannita degli schiavi e l’assoluta libertà dei singoli di parlare apertamente di ogni problematica della comunità con i propri capi durante le assemblee.
Lo stesso guerriero sannita, soggetto del monumento in questione, deve essere inteso con caratteristiche diverse da quelle indicate dall’epigrafe, o, meglio, non può essere totalmente e assolutamente identificato con le caratteristiche espresse dall’epigrafe.
Mi spiego: i combattimenti che i sanniti erano soliti fare durante feste e i banchetti oppure durante celebrazioni commemorative di persone importanti per la comunità, erano in origine solo giochi di combattimento e si concludevano, solitamente, con la messa a terra dell’avversario e la premiazione con un cinturone, similmente a come si fa oggi nel pugilato.
Solo dopo l’incontro – scontro con i Romani il grande senso della comunità e dell’unità, il grande senso dei valori familiari e religiosi dei sanniti si arricchì dell’aspetto della forza militarmente intesa e si creò la Lega sannitica, ovvero una forma di difesa stabile contro le minacce militari esterne.
Con questo intendo dire che l’aspetto della combattività volta a costruire la propria dignità e l’aspetto dell’eroismo sono caratteristiche sicuramente non accessorie ma che emergono nell’animo dei sanniti solo nel momento in cui si verifica la minaccia esterna di Roma alla loro unità di popolo e alla loro democrazia interna.
Mi sembra chiaro e palese, quindi, che queste caratteristiche di eroismo e di combattività possano essere state utilizzate strumentalmente dall’amministrazione comunale di San Giorgio del Sannio per celebrare la fine della consiliatura e per conservare nel tempo, con un segno esteriore e non con un’amministrazione che ha lasciato il segno, il decennio di governo cittadino.
E questa strumentalizzazione è palese ancora di più se consideriamo che l’inaugurazione del monumento si è svolta durante quella che viene definita come una manifestazione storica di San Giorgio, la Festa dello sport, giunta alla decima edizione come dieci sono gli anni dell’amministrazione Nardone, alla presenza dei alcuni membri dell’Associazione “San Giorgio e i suoi comuni”, guarda caso invitati a San Giorgio del Sannio proprio in quei giorni per celebrare la loro assemblea.
Che il Sindaco si riconosca personalmente in questo ardimentoso guerriero sannita?
Può darsi, visto anche che, se non ricordo male, a suo dire per radicare l’attaccamento al territorio e l’amore per il proprio paese, qualche anno fa aveva anche introdotto un contributo comunale a tutti i genitori che avrebbero chiamato Giorgio uno dei propri figli e che aveva introdotto un esempio della cosiddetta finanza creativa consentendo, dietro pagamento di una somma anche ingente, ai cittadini che lo volessero, di mettere il proprio nome o quello di un proprio congiunto ad una strada del paese!!!
Peccato, però, che per incarnare veramente lo spirito del popolo sannita sembrano essere in lui piuttosto carenti alcune caratteristiche come ad es. l’attenzione alle politiche della famiglia (con riferimento particolare agli anziani che in tutte le comunità antiche hanno sempre avuto un ruolo importantissimo mentre verifichiamo quotidianamente che a San Giorgio vengono molto scarsamente assistiti), alla democrazia partecipata (ricordiamo che i consigli comunali si tengono tutti al mattino, proprio quando la maggior parte dei cittadini è impossibilitata a partecipare per motivi di studio o di lavoro), all’assistenza alle categorie meno abbienti (che a causa della crisi aumentano sempre più di numero ma a San Giorgio sono considerati problemi accessori rispetto all’approvazione del PUC ad es, alla Notte Bianca costata decine e decine di migliaia di euro o alla collocazione Monumento stesso al Guerriero Sannita, che sicuramente non è avvenuta a costo zero).
Per concludere, mi pare di poter dire, e senza tema di smentita, che il Monumento, al di là dell’epigrafe e al di là della necessità, ipotizzata dal leader della Lega Sannita, di migliaia e migliaia di cittadini sanniti di riappropriarsi del proprio territorio tornando a diventarne i padroni, possa essere definito solo ed esclusivamente come un allegoria autocelebrativa della consiliatura che ormai sta finendo, un simbolo che, peraltro, ha anche, secondo me, uno scarso valore stilistico ed artistico, rispetto ad es. al bellissimo Guerriero Sannita di Guastalla che troneggia nella piazza principale di Pietrabbondante (Is).
Auspico, nell’interesse vero della cittadinanza, che dalle urne della prossima primavera possa uscire un sindaco con una sensibilità così spiccata da decidere di rimuoverlo e magari anche di donarlo al suo predecessore come arredo da giardino.
La prima considerazione è relativa all’epigrafe posta sul basamento della statua: “A rammentare la civiltà di un popolo fiero e combattivo eroicamente proteso a costruire la propria dignità e a lottare per la libertà rievocandone gesta, splendori e tradizioni, con l'anelito verso un futuro sempre più rasserenante e armonioso a futura memoria il Sindaco e l'Amministrazione comunale posero.”
Per sfortuna del sindaco e dell’Amministrazione comunale, le mie competenze storico – artistico – archeologiche (sono laureata in lettere classiche con indirizzo archeologico e per anni mi sono occupata di beni culturali) mi inducono ad affermare che il suddetto testo è difficilmente condivisibile.Infatti, la caratteristica che salta più all’occhio nell’assetto sociale, politico ed economico dei Sanniti, prima della fierezza e della combattività, è il grande senso della comunità e della democrazia.
Nella società sannita non esistevano i grandi ricchi da un lato e i poveri dall’altro, vi era, al contrario, la cultura della suddivisione dei beni: le ricchezze dei possidenti venivano ripartite tra tutta la popolazione, e tutto ciò ha indotto gli storici ad indicare il senso della comunità, al di là degli individualismi dei singoli, come caratteristica fondamentale della popolazione sannita. A ciò si deve aggiungere l’assenza nella società sannita degli schiavi e l’assoluta libertà dei singoli di parlare apertamente di ogni problematica della comunità con i propri capi durante le assemblee.
Lo stesso guerriero sannita, soggetto del monumento in questione, deve essere inteso con caratteristiche diverse da quelle indicate dall’epigrafe, o, meglio, non può essere totalmente e assolutamente identificato con le caratteristiche espresse dall’epigrafe.
Mi spiego: i combattimenti che i sanniti erano soliti fare durante feste e i banchetti oppure durante celebrazioni commemorative di persone importanti per la comunità, erano in origine solo giochi di combattimento e si concludevano, solitamente, con la messa a terra dell’avversario e la premiazione con un cinturone, similmente a come si fa oggi nel pugilato.
Solo dopo l’incontro – scontro con i Romani il grande senso della comunità e dell’unità, il grande senso dei valori familiari e religiosi dei sanniti si arricchì dell’aspetto della forza militarmente intesa e si creò la Lega sannitica, ovvero una forma di difesa stabile contro le minacce militari esterne.
Con questo intendo dire che l’aspetto della combattività volta a costruire la propria dignità e l’aspetto dell’eroismo sono caratteristiche sicuramente non accessorie ma che emergono nell’animo dei sanniti solo nel momento in cui si verifica la minaccia esterna di Roma alla loro unità di popolo e alla loro democrazia interna.
Mi sembra chiaro e palese, quindi, che queste caratteristiche di eroismo e di combattività possano essere state utilizzate strumentalmente dall’amministrazione comunale di San Giorgio del Sannio per celebrare la fine della consiliatura e per conservare nel tempo, con un segno esteriore e non con un’amministrazione che ha lasciato il segno, il decennio di governo cittadino.
E questa strumentalizzazione è palese ancora di più se consideriamo che l’inaugurazione del monumento si è svolta durante quella che viene definita come una manifestazione storica di San Giorgio, la Festa dello sport, giunta alla decima edizione come dieci sono gli anni dell’amministrazione Nardone, alla presenza dei alcuni membri dell’Associazione “San Giorgio e i suoi comuni”, guarda caso invitati a San Giorgio del Sannio proprio in quei giorni per celebrare la loro assemblea.
Che il Sindaco si riconosca personalmente in questo ardimentoso guerriero sannita?
Può darsi, visto anche che, se non ricordo male, a suo dire per radicare l’attaccamento al territorio e l’amore per il proprio paese, qualche anno fa aveva anche introdotto un contributo comunale a tutti i genitori che avrebbero chiamato Giorgio uno dei propri figli e che aveva introdotto un esempio della cosiddetta finanza creativa consentendo, dietro pagamento di una somma anche ingente, ai cittadini che lo volessero, di mettere il proprio nome o quello di un proprio congiunto ad una strada del paese!!!
Peccato, però, che per incarnare veramente lo spirito del popolo sannita sembrano essere in lui piuttosto carenti alcune caratteristiche come ad es. l’attenzione alle politiche della famiglia (con riferimento particolare agli anziani che in tutte le comunità antiche hanno sempre avuto un ruolo importantissimo mentre verifichiamo quotidianamente che a San Giorgio vengono molto scarsamente assistiti), alla democrazia partecipata (ricordiamo che i consigli comunali si tengono tutti al mattino, proprio quando la maggior parte dei cittadini è impossibilitata a partecipare per motivi di studio o di lavoro), all’assistenza alle categorie meno abbienti (che a causa della crisi aumentano sempre più di numero ma a San Giorgio sono considerati problemi accessori rispetto all’approvazione del PUC ad es, alla Notte Bianca costata decine e decine di migliaia di euro o alla collocazione Monumento stesso al Guerriero Sannita, che sicuramente non è avvenuta a costo zero).
Per concludere, mi pare di poter dire, e senza tema di smentita, che il Monumento, al di là dell’epigrafe e al di là della necessità, ipotizzata dal leader della Lega Sannita, di migliaia e migliaia di cittadini sanniti di riappropriarsi del proprio territorio tornando a diventarne i padroni, possa essere definito solo ed esclusivamente come un allegoria autocelebrativa della consiliatura che ormai sta finendo, un simbolo che, peraltro, ha anche, secondo me, uno scarso valore stilistico ed artistico, rispetto ad es. al bellissimo Guerriero Sannita di Guastalla che troneggia nella piazza principale di Pietrabbondante (Is).
Auspico, nell’interesse vero della cittadinanza, che dalle urne della prossima primavera possa uscire un sindaco con una sensibilità così spiccata da decidere di rimuoverlo e magari anche di donarlo al suo predecessore come arredo da giardino.
venerdì 24 settembre 2010
Matteoli aveva fatto precise dichiarazioni sulle commesse per i Cantieri di Castellammare....
questo è l'intervento di Matteoli, MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE, durante la campagna elettorale del sindaco Bobbio...aveva fatto annunci precisi sulle commesse per i cantieri...BUGIARDO!!!
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