sabato 26 giugno 2010

Se le parole hanno un senso...

Si sta svolgendo a Benevento una tre giorni di eventi volta a rilanciare la parte più antica della città, il Triggio ed è un’operazione sicuramente importante, visto lo stato di degrado di questo quartiere e del suo punto focale, il Teatro Romano, che versa in condizioni quasi al limite dell’abbandono, e considerato, soprattutto, il fatto che Benevento si è candidata a far parte del patrimonio culturale dell'Umanità tutelato dall’ UNESCO.

Tv e stampa locale hanno dato parecchio risalto alla cosa e alle dichiarazioni di politici ed amministratori che hanno partecipato, in particolare, al convegno "La Cultura per il Centro Storico".


Tra questi l’on. Mario Pepe, le cui parole, riportate dalla stampa, mi hanno lasciata esterrefatta.

"La cultura come modulo interpretativo e struttura organizzativa, avendo una visione polimorfa della realtà, può dare un notevole contributo a tematizzare il valore del centro storico, il suo simbolismo, la sua referenza al rilancio del territorio".
Ma cosa vuol dire?

E ancora: “Nel ripensare al valore strategico del centro storico come la sedimentazione della storia delle nostre comunità noi riscopriamo la genesi delle nostre comunità…".
Cosa significa?

Ma soprattutto cosa rimane di queste parole alla gente comune? Cosa rimane a quella gente che sia avvicina ai politici e agli amministratori per avere risposte sullo stato di abbandono del proprio quartiere?
Nulla, ne sono certa!

Come sono certa anche del fatto che non è parlando come un testo di storia antica che si crea interesse nella gente, non è così che si crea consenso e attrazione verso la politica e l’amministrazione della cosa pubblica, tutt’altro!

Sono, ormai, e fortunatamente direi, lontani i tempi in cui gli “Onorevoli” parlavano e tutti, sotto il palco del comizio, applaudivano fino a spellarsi le mani ma poi si chiedevano l’un l’altro “Ma tu hai capito che ha detto?”!!!

Oggi la politica, per essere realmente moderna, per essere vicina alla gente deve stare in mezzo alla gente e parlare il suo linguaggio, altrimenti la distanza percepita dal popolo rispetto alle istituzioni diventerà (e lo sta, ahimè ormai, già diventando) abissale!

Per parlare di cultura non c’è bisogno, secondo me di ostentare la propria…la storia, l’arte, la filosofia, sono un patrimonio universale presente, in embrione, in ognuno di noi…basta risvegliarlo attraverso i canali giusti e così, disegnando i girasoli, anche un bambino si avvicinerà a Van Gogh o, giocando con le mele, comincerà a scoprire la relatività.

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