Se lo dico io che la notte bianca di San Giorgio è la festa di "pane e sasiccia" vengo guardata male e definita disfattista...ora lo dice la stampa, pur definendo gli scontenti come una minoranza... è importante, comunque, che emerga anche ad occhi finora non vedenti l'esistenza di una parte di popolazione scontenta...
Del resto, a chi rivolgersi, se non agli scontenti, per acquistare consenso in vista delle elezioni?
Comunque, è bene ricordare che i conti per definire una maggioranza e, di contro, la minoranza, si fanno alla fine!
lunedì 23 agosto 2010
giovedì 19 agosto 2010
Non ci prendete in giro, please! 2
«La notte bianca, giunta alla quinta edizione -ha dichiarato Claudio Ricci, vicesindaco di San Giorgio del Sannio nonchè ideatore e motore dell'iniziativa- fa registrare sempre maggiori consensi. La formula è quella della valorizzazione delle esperienze locali sia sotto l'aspetto artistico-culturale sia per la promozione del sistema socio-economico cittadino, sempre nel segno dell'accoglienza».
Ma fà over' o pazzea?
Ma quale accoglienza? chi entra a San Giorgio trova strade sporche e un viale brutto e desolato dove si muovono avanti e indietro persone come carcerati nella loro ora d'aria....
Esperienze artistico culturali? vada per le esperienze artisti...che che si evidenziano con la presenza di gruppi musicali locali e con Gerardo Casiello, ma cosa c'è di culturale?
Promozione del sistema socio-economico cittadino? ma se a guadagnarci qualcosa saranno solo i posti dove si mangiano i soliti panini con la salsiccia e per giunta solo sul viale principale...
Forse il vicesindaco Ricci e l'on. Pepe non hanno proprio idea di cosa sia una notte bianca in un luogo che vuole fare promozione del territorio...e così continueremo a fare le nostre solite feste di paese...
viva viva Sant'Eusebio, protettore dell'anima mia!!!
Ma fà over' o pazzea?
Ma quale accoglienza? chi entra a San Giorgio trova strade sporche e un viale brutto e desolato dove si muovono avanti e indietro persone come carcerati nella loro ora d'aria....
Esperienze artistico culturali? vada per le esperienze artisti...che che si evidenziano con la presenza di gruppi musicali locali e con Gerardo Casiello, ma cosa c'è di culturale?
Promozione del sistema socio-economico cittadino? ma se a guadagnarci qualcosa saranno solo i posti dove si mangiano i soliti panini con la salsiccia e per giunta solo sul viale principale...
Forse il vicesindaco Ricci e l'on. Pepe non hanno proprio idea di cosa sia una notte bianca in un luogo che vuole fare promozione del territorio...e così continueremo a fare le nostre solite feste di paese...
viva viva Sant'Eusebio, protettore dell'anima mia!!!
mercoledì 18 agosto 2010
Non ci prendete in giro, please!
«San Giorgio del Sannio - ha dichiarato l'on. Mario Pepe - si conferma, con la sua cifra di comunità ricca di finezza e intuito culturale, coraggiosa e lungimirante, animata da forte passione civile, una città ospitale e, con la notte bianca, lo dimostra mirabilmente ancora una volta». Ma ci fa o ci è?
Comunità ricca di finezza e intuito culturale? ma addò 'a vede?
Coraggiosa e lungimirante? ma se sò tutte pecore dietro al pastore!
Animata da forte passione civile? ma se è il regno del "che me ne fotte a me"!!!
Città ospitale? ma sì è chien''e munnezza e non offre niente di niente ai cittadini figuriamoci a chi viene da fuori!!!
a me sentire queste cose mi fa sentire un poco poco pigliata per culo...o no?
Comunità ricca di finezza e intuito culturale? ma addò 'a vede?
Coraggiosa e lungimirante? ma se sò tutte pecore dietro al pastore!
Animata da forte passione civile? ma se è il regno del "che me ne fotte a me"!!!
Città ospitale? ma sì è chien''e munnezza e non offre niente di niente ai cittadini figuriamoci a chi viene da fuori!!!
a me sentire queste cose mi fa sentire un poco poco pigliata per culo...o no?
lunedì 16 agosto 2010
Il Comune di Benevento censurato e diffidato dalla Soprintendenza per i beni Archeologici...che bel Ferragosto!!!
(da Il Mattino.it del 15 agosto 2010)
Comune censurato per il Parco Cellarulo. Anzi, censurato e diffidato. È stata la Soprintendenza a contestare alcune imprecisioni storiche riportate nel cartello posto all’ingresso dell’area, oltre a mettere in mora l’ente per danni prodotti alle preesistenze del Parco archeologico e del verde di Cellarulo.
Si tratta di una vasta area alla confluenza dei fiumi Sabato e Calore, alle spalle della basilica della Madonna delle Grazie. Il Parco, inaugurato con grande enfasi dagli amministratori comunali il 15 luglio scorso, presenta sentieri e piste ciclabili laddove era stata in gran parte realizzato l'asse interquartiere rione Libertà - rione Ferrovia, opera mai completata a causa del ritrovamento di un’importante area archeologica di età romana.

Il Parco non è piaciuto soprattutto all'associazione "Altrabenevento”, alla quale aderiscono Gabriele Corona e Vincenzo Fioretti, due dei fondatori, insieme all'avvocato Ciccio Romano e al professor Gianni Dell'Aquila, del Comitato "Giù le mani" che, nel 1991, contrastò anche con una petizione sottoscritta da 10.000 cittadini, la costruzione della strada per tutelare e valorizzare i reperti rinvenuti.
Ora ”Altrabenevento” segnala che nel parco appena inaugurato proprio i reperti archeologici non sono visitabili perché in gran parte coperti da teli in quanto, dopo 19 anni, non sono state effettuate opere di restauro o di tutela. Solo un piccolo cartello installato dal Comune a ridosso degli scavi fornisce ai turisti poche essenziali informazioni. Si legge a stento che "la cinta urbica racchiude un ampio quartiere con isolati orientati nordest-sudovest a carattere residenziale ma soprattutto produttivo, come indicano le numerose fornaci attive fino al II-III secolo d.C. L'estensione della città romana fino all'ansa del fiume Calore in contrada Cellarulo - si legge ancora - è stata confermata da ritrovamenti e scavi degli anni 1990-1998 e dalle attività di diagnostica archeologica condotta nel 2001. Le ricerche del 2008-2009 hanno ampliato le conoscenze portando tra l'altro alla individuazione dei piani di posa degli edifici risalenti alla fondazione della colonia latina del 268 avanti Cristo".
Sul cartello, è riprodotta anche una mappa dei reperti rinvenuti con le relative datazioni storiche, assolutamente illeggibili. Ora però, alle critiche dei visitatori si aggiungono, come detto, le formali contestazioni proprio da parte dell'ufficio competente alla tutela dei reperti e alla loro valorizzazione, cioè la Soprintendenza per i Beni archeologici di Salerno Avellino e Benevento. La soprintendente, Maria Luisa Nava, ha inviato al Comune di Benevento una raccomandata con la quale, dopo aver constatato che nel parco è stato installato un cartello senza la sua preventiva autorizzazione, "diffida l'amministrazione a rimuovere il suddetto pannello, che contiene peraltro evidenti imprecisioni relative alla indicazione delle aree oggetto, negli anni scorsi, di diverse campagne di scavo".

Insomma una censura al Comune soprattutto per le informazioni storiche contenute nel cartello. E non si limita a questo la soprintendente, che aggiunge: "Con la occasione si richiama ancora una volta l'improcrastinabile necessità di provvedere al restauro e alla conservazione delle strutture archeologiche portate alla luce, secondo le indicazioni impartite ripetutamente dalla scrivente".
"Avendo già verificato danni, gravi cedimenti e crolli alle strutture - scrive la soprintendente - nel mettere formalmente in mora per la conservazione delle stesse codesta amministrazione, comunica che, qualora i dovuti interventi conservativi non fossero posti in essere entro 60 (diconsi sessanta) giorni dalla data della presente, procederà alla valutazione dei danni ed alla conseguente richiesta di risarcimento".

L'amministrazione ha tempo fino al 29 settembre per avviare l'opera di tutela dell'area archeologica del Parco di Cellarulo, che evidentemente è stato aperto al pubblico troppo frettolosamente e senza la adeguata valorizzazione proprio della sua entità essenziale: il bene storico.
Comune censurato per il Parco Cellarulo. Anzi, censurato e diffidato. È stata la Soprintendenza a contestare alcune imprecisioni storiche riportate nel cartello posto all’ingresso dell’area, oltre a mettere in mora l’ente per danni prodotti alle preesistenze del Parco archeologico e del verde di Cellarulo.
Si tratta di una vasta area alla confluenza dei fiumi Sabato e Calore, alle spalle della basilica della Madonna delle Grazie. Il Parco, inaugurato con grande enfasi dagli amministratori comunali il 15 luglio scorso, presenta sentieri e piste ciclabili laddove era stata in gran parte realizzato l'asse interquartiere rione Libertà - rione Ferrovia, opera mai completata a causa del ritrovamento di un’importante area archeologica di età romana.

Il Parco non è piaciuto soprattutto all'associazione "Altrabenevento”, alla quale aderiscono Gabriele Corona e Vincenzo Fioretti, due dei fondatori, insieme all'avvocato Ciccio Romano e al professor Gianni Dell'Aquila, del Comitato "Giù le mani" che, nel 1991, contrastò anche con una petizione sottoscritta da 10.000 cittadini, la costruzione della strada per tutelare e valorizzare i reperti rinvenuti.
Ora ”Altrabenevento” segnala che nel parco appena inaugurato proprio i reperti archeologici non sono visitabili perché in gran parte coperti da teli in quanto, dopo 19 anni, non sono state effettuate opere di restauro o di tutela. Solo un piccolo cartello installato dal Comune a ridosso degli scavi fornisce ai turisti poche essenziali informazioni. Si legge a stento che "la cinta urbica racchiude un ampio quartiere con isolati orientati nordest-sudovest a carattere residenziale ma soprattutto produttivo, come indicano le numerose fornaci attive fino al II-III secolo d.C. L'estensione della città romana fino all'ansa del fiume Calore in contrada Cellarulo - si legge ancora - è stata confermata da ritrovamenti e scavi degli anni 1990-1998 e dalle attività di diagnostica archeologica condotta nel 2001. Le ricerche del 2008-2009 hanno ampliato le conoscenze portando tra l'altro alla individuazione dei piani di posa degli edifici risalenti alla fondazione della colonia latina del 268 avanti Cristo".
Sul cartello, è riprodotta anche una mappa dei reperti rinvenuti con le relative datazioni storiche, assolutamente illeggibili. Ora però, alle critiche dei visitatori si aggiungono, come detto, le formali contestazioni proprio da parte dell'ufficio competente alla tutela dei reperti e alla loro valorizzazione, cioè la Soprintendenza per i Beni archeologici di Salerno Avellino e Benevento. La soprintendente, Maria Luisa Nava, ha inviato al Comune di Benevento una raccomandata con la quale, dopo aver constatato che nel parco è stato installato un cartello senza la sua preventiva autorizzazione, "diffida l'amministrazione a rimuovere il suddetto pannello, che contiene peraltro evidenti imprecisioni relative alla indicazione delle aree oggetto, negli anni scorsi, di diverse campagne di scavo".

Insomma una censura al Comune soprattutto per le informazioni storiche contenute nel cartello. E non si limita a questo la soprintendente, che aggiunge: "Con la occasione si richiama ancora una volta l'improcrastinabile necessità di provvedere al restauro e alla conservazione delle strutture archeologiche portate alla luce, secondo le indicazioni impartite ripetutamente dalla scrivente".
"Avendo già verificato danni, gravi cedimenti e crolli alle strutture - scrive la soprintendente - nel mettere formalmente in mora per la conservazione delle stesse codesta amministrazione, comunica che, qualora i dovuti interventi conservativi non fossero posti in essere entro 60 (diconsi sessanta) giorni dalla data della presente, procederà alla valutazione dei danni ed alla conseguente richiesta di risarcimento".

L'amministrazione ha tempo fino al 29 settembre per avviare l'opera di tutela dell'area archeologica del Parco di Cellarulo, che evidentemente è stato aperto al pubblico troppo frettolosamente e senza la adeguata valorizzazione proprio della sua entità essenziale: il bene storico.
domenica 15 agosto 2010
Ferragosto sannita
...Benevento è deserta...impalpabile, peggio che la sua amministrazione...quasi invisibile, peggio che i suoi abitanti...una città fantasma....e meno male che si candida ed essere uno dei patrimoni dell'umanità!!!
Non mi meraviglierei se stasera, andando per Via Traiano, non trovassi più nemmeno l'Arco!!!
Non mi meraviglierei se stasera, andando per Via Traiano, non trovassi più nemmeno l'Arco!!!
giovedì 12 agosto 2010
Ormai si ruba di tutto...
Dall' ANSA di oggi:
Un vero e proprio raid è stato messo in atto, la scorsa notte, nel cimitero di Castelvenere (Benevento) ad opera di sconosciuti che hanno portato via circa 400 portafiori in rame dalle tombe, alcune delle quali sono state anche danneggiate. Ad accorgersi per primo del furto è stato il guardiano del cimitero che ha denunciato quanto accaduto ai carabinieri. Il raid segue di ventiquattr'ore il furto operato nella chiesa parrocchiale della croce e dell'anello pastorale della statua di San Barbato, patrono del paese.
Da Il Mattino di oggi:
Tre cittadini romeni, tra cui una donna, tutti residenti nel Napoletano, sono stati arrestati dai carabinieri perchè trovati in possesso sul loro furgone di porte, cancelli e ringhiere, scardinati poco prima da alcune abitazioni del centro storico di Apice. I due uomini sono stati rinchiusi nel carcere di Capodimonte di Benevento: la donna è stata associata presso una casa famiglia sannita
Un vero e proprio raid è stato messo in atto, la scorsa notte, nel cimitero di Castelvenere (Benevento) ad opera di sconosciuti che hanno portato via circa 400 portafiori in rame dalle tombe, alcune delle quali sono state anche danneggiate. Ad accorgersi per primo del furto è stato il guardiano del cimitero che ha denunciato quanto accaduto ai carabinieri. Il raid segue di ventiquattr'ore il furto operato nella chiesa parrocchiale della croce e dell'anello pastorale della statua di San Barbato, patrono del paese.
Da Il Mattino di oggi:
Tre cittadini romeni, tra cui una donna, tutti residenti nel Napoletano, sono stati arrestati dai carabinieri perchè trovati in possesso sul loro furgone di porte, cancelli e ringhiere, scardinati poco prima da alcune abitazioni del centro storico di Apice. I due uomini sono stati rinchiusi nel carcere di Capodimonte di Benevento: la donna è stata associata presso una casa famiglia sannita
lunedì 9 agosto 2010
San Giorgio del Sannio ovvero questi fantasmi!
Nel leggere la rassegna stampa, come faccio ogni mattina un po’ per forma mentis un po’ per monitorare, per conto della Rete delle Rose Rosse, quanto accade quotidianamente nel territorio campano, sannita e sangiorgese, ho letto su alcune testate, insieme alle ormai sempre tante e roboanti notizie relative al Partito dell’Amore sannita, almeno un paio di articoli riguardanti San Giorgio del Sannio e la sua Amministrazione Comunale, chiamata a dare spiegazioni ai cittadini sul problema del randagismo e degli aumenti della TARSU.
Quando si parla della gestione amministrativa del comune di San Giorgio, lo confesso, mi fa piacere perché, altrimenti, sui giornali, San Giorgio verrebbe sempre e solo accostata a notizie relative alle manifestazioni dell’Unicef, al coro dei bambini del paese, alle festicciole in famiglia organizzate dalla Pro Loco, sicuramente notizie positive, sia chiaro, ma che non danno il polso di quella che è la reale situazione dell’amministrazione del paese.
Siamo, ormai, o finalmente come qualcuno, invece, dice, alla fine della consiliatura e gli amministratori sembrano galleggiare nel mare dell’ordinaria amministrazione, ma la cosa grave non è tanto questa bensì il percorso in fase discendente che ha subito San Giorgio negli ultimi dieci anni, trasformandosi dal paese dei fiori e della cortesia in un paese dormitorio, fatto di casermoni che hanno definitivamente sostituito il verde cittadino ed extraurbano, un paese con una finta vocazione commerciale, senza alcun indirizzo di sviluppo economico, un paese che non ha rispetto per i propri cittadini, offuscando loro persino alcuni diritti fondamentali.
E quando parlo di offuscare alcuni diritti fondamentali intendo dire che i cittadini, in alcuni casi, non vengono messi in condizione di vivere una vita ad essi consona, così come sancito dallo Statuto Comunale, ad es. ai bambini non è garantito il diritto al gioco perché non esistono strutture comunali ad esso dedicate, agli anziani non è garantita l’assistenza o meglio è garantita solo a pochi e per poche ore alla settimana rispetto alle esigenze di una popolazione ultrasessantacinquenne di oltre 1500 persone, ai giovani a alle famiglie in genere non sono offerte opportunità culturali e di svago se non private e a pagamento, agli animali non è garantito nemmeno il minimo indispensabile sancito per legge, all’ambiente non è offerta nessuna possibilità di salvarsi dalla cementificazione, ai disabili non resta che farsi accompagnare per un desolato viale dalle proprie badanti.
Eppure, nello Statuto Comunale, norma di cui il Comune stesso si è dotato e che costituisce la madre di tutte le norme di un Comune, leggiamo all’art. 3 comma 1 : “Il Comune rappresenta la Comunità, cura gli interessi di tutti, rispettando l’uguaglianza, la libertà, la fratellanza, la pari dignità sociale …promuove lo sviluppo civile, sociale ed economico; tutela le risorse naturali, ambientali, storiche, culturali…”, all’art. 4 comma 1: “Il Comune si estende su un territorio originariamente agricolo che tende a trasformarsi in realtà con interessi culturali, residenziali, turistici, artigianali e industriali”, comma 2 “Nel rispetto di tali vocazioni, il Comune è teso allo sviluppo delle attività culturali e terziarie avanzate con particolare interesse ai ceti medi produttivi; attua le iniziative tese alla diffusione delle imprese artigiane; promuove la diffusione e specializzazione delle colture agro-alimentari; riconosce come bene primario la salvaguardia dell’ambiente…” e all’art. 5 comma 1 “Il Comune è attento alle problematiche della famiglia, cura gli interessi dei giovani e degli anziani, tutela la salute dei cittadini e partecipa alle necessità primarie degli indigenti, dei disabili e delle categorie a rischio, con particolare attenzione alla prima infanzia”.
Ebbene, dal confronto di quanto scritto (e volontariamente prendo in considerazione solo lo Statuto comunale e non, ad es., la Costituzione, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e quella dei diritti degli animali) con quanto quotidianamente accade, emerge chiaramente come l’Amministrazione Comunale sia alquanto inadempiente nei confronti di quelle norme statutarie che il Comune stesso negli anni si è dato e la cosa è ancora più grave se si considera che il Sindaco è stato premiato dagli elettori con il secondo mandato.
A tale proposito, mi viene spontaneo chiedermi, usciranno prima o poi dal loro torpore gli amministratori della mia città?
E ancora…dov’è colui che si professava (in modo alquanto scorretto) “candidato unico del Medio Calore” durante la scorsa campagna elettorale per le regionali? Dove sono i suoi interventi per migliorare il paese?
Forse stanno tutti già alacremente lavorando alle “loro liste” per le prossima competizione di primavera?
Emerge nel contempo un’altra cosa: i cittadini che si lamentano sono sempre i soliti tre o quattro…anche l’opposizione sembra assopita sugli scranni del consiglio comunale, figuriamoci adesso che è piena estate!!!
Cosa vorrà mai dire tutto ciò?
O siamo noi i soli tre o quattro rompiscatole idealisti che considerano fondamentale per qualsiasi amministratore della cosa pubblica il rispetto e l’applicazione delle leggi, sia quelle scritte sia quelle che sottendono all’etica e alla morale, o i cittadini sangiorgesi rientrano perfettamente nella categoria di quelli che fanno del motto “’o fatto nun è ‘o mio” come principio ispiratore della propria vita.
Io propendo per la seconda ipotesi e la cosa da un lato mi preoccupa, visto anche che a primavera ci saranno le elezioni comunali, dall’altro mi stimola a continuare nel mio percorso di educazione alla legalità e alla giustizia come base per un reale sviluppo della nostra comunità.
Sto lavorando per questo e sto preparando nuove iniziative e non mi importa se ad andare avanti saremo solo in pochi.
Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella "zona grigia" in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.
Questa affermazione è di Rita Levi Montalcini: se lo dice lei, ci sarà da crederci!!!
Quando si parla della gestione amministrativa del comune di San Giorgio, lo confesso, mi fa piacere perché, altrimenti, sui giornali, San Giorgio verrebbe sempre e solo accostata a notizie relative alle manifestazioni dell’Unicef, al coro dei bambini del paese, alle festicciole in famiglia organizzate dalla Pro Loco, sicuramente notizie positive, sia chiaro, ma che non danno il polso di quella che è la reale situazione dell’amministrazione del paese.
Siamo, ormai, o finalmente come qualcuno, invece, dice, alla fine della consiliatura e gli amministratori sembrano galleggiare nel mare dell’ordinaria amministrazione, ma la cosa grave non è tanto questa bensì il percorso in fase discendente che ha subito San Giorgio negli ultimi dieci anni, trasformandosi dal paese dei fiori e della cortesia in un paese dormitorio, fatto di casermoni che hanno definitivamente sostituito il verde cittadino ed extraurbano, un paese con una finta vocazione commerciale, senza alcun indirizzo di sviluppo economico, un paese che non ha rispetto per i propri cittadini, offuscando loro persino alcuni diritti fondamentali.
E quando parlo di offuscare alcuni diritti fondamentali intendo dire che i cittadini, in alcuni casi, non vengono messi in condizione di vivere una vita ad essi consona, così come sancito dallo Statuto Comunale, ad es. ai bambini non è garantito il diritto al gioco perché non esistono strutture comunali ad esso dedicate, agli anziani non è garantita l’assistenza o meglio è garantita solo a pochi e per poche ore alla settimana rispetto alle esigenze di una popolazione ultrasessantacinquenne di oltre 1500 persone, ai giovani a alle famiglie in genere non sono offerte opportunità culturali e di svago se non private e a pagamento, agli animali non è garantito nemmeno il minimo indispensabile sancito per legge, all’ambiente non è offerta nessuna possibilità di salvarsi dalla cementificazione, ai disabili non resta che farsi accompagnare per un desolato viale dalle proprie badanti.
Eppure, nello Statuto Comunale, norma di cui il Comune stesso si è dotato e che costituisce la madre di tutte le norme di un Comune, leggiamo all’art. 3 comma 1 : “Il Comune rappresenta la Comunità, cura gli interessi di tutti, rispettando l’uguaglianza, la libertà, la fratellanza, la pari dignità sociale …promuove lo sviluppo civile, sociale ed economico; tutela le risorse naturali, ambientali, storiche, culturali…”, all’art. 4 comma 1: “Il Comune si estende su un territorio originariamente agricolo che tende a trasformarsi in realtà con interessi culturali, residenziali, turistici, artigianali e industriali”, comma 2 “Nel rispetto di tali vocazioni, il Comune è teso allo sviluppo delle attività culturali e terziarie avanzate con particolare interesse ai ceti medi produttivi; attua le iniziative tese alla diffusione delle imprese artigiane; promuove la diffusione e specializzazione delle colture agro-alimentari; riconosce come bene primario la salvaguardia dell’ambiente…” e all’art. 5 comma 1 “Il Comune è attento alle problematiche della famiglia, cura gli interessi dei giovani e degli anziani, tutela la salute dei cittadini e partecipa alle necessità primarie degli indigenti, dei disabili e delle categorie a rischio, con particolare attenzione alla prima infanzia”.
Ebbene, dal confronto di quanto scritto (e volontariamente prendo in considerazione solo lo Statuto comunale e non, ad es., la Costituzione, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e quella dei diritti degli animali) con quanto quotidianamente accade, emerge chiaramente come l’Amministrazione Comunale sia alquanto inadempiente nei confronti di quelle norme statutarie che il Comune stesso negli anni si è dato e la cosa è ancora più grave se si considera che il Sindaco è stato premiato dagli elettori con il secondo mandato.
A tale proposito, mi viene spontaneo chiedermi, usciranno prima o poi dal loro torpore gli amministratori della mia città?
E ancora…dov’è colui che si professava (in modo alquanto scorretto) “candidato unico del Medio Calore” durante la scorsa campagna elettorale per le regionali? Dove sono i suoi interventi per migliorare il paese?
Forse stanno tutti già alacremente lavorando alle “loro liste” per le prossima competizione di primavera?
Emerge nel contempo un’altra cosa: i cittadini che si lamentano sono sempre i soliti tre o quattro…anche l’opposizione sembra assopita sugli scranni del consiglio comunale, figuriamoci adesso che è piena estate!!!
Cosa vorrà mai dire tutto ciò?
O siamo noi i soli tre o quattro rompiscatole idealisti che considerano fondamentale per qualsiasi amministratore della cosa pubblica il rispetto e l’applicazione delle leggi, sia quelle scritte sia quelle che sottendono all’etica e alla morale, o i cittadini sangiorgesi rientrano perfettamente nella categoria di quelli che fanno del motto “’o fatto nun è ‘o mio” come principio ispiratore della propria vita.
Io propendo per la seconda ipotesi e la cosa da un lato mi preoccupa, visto anche che a primavera ci saranno le elezioni comunali, dall’altro mi stimola a continuare nel mio percorso di educazione alla legalità e alla giustizia come base per un reale sviluppo della nostra comunità.
Sto lavorando per questo e sto preparando nuove iniziative e non mi importa se ad andare avanti saremo solo in pochi.
Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella "zona grigia" in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.
Questa affermazione è di Rita Levi Montalcini: se lo dice lei, ci sarà da crederci!!!
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